Archive for 'backend'

Twitter dalla A alla Z!

 

 

Roigurgito
Roigurgito

 Carissimi,

Volevate sapere tutto, ma proprio tutto su twitter???
Ho trovato la soluzione per voi!!!

E’ una mini-guida pratica su come sfruttare al meglio le potenzialita’ comunicative e non solo dei Tweets, mettendo in pratica semplici ma strategici suggerimenti e consigli utili di Web Marketing.

Ecco che cosa imparerai…

Come “twittare e cinguettare” al meglio
Quali sono quei piccoli accorgimenti per valorizzare il tuo account su Twitter?
Twitter e’ anche Seo e Posizionamento
Come lanciare un Articolo con Twitter e far parlare di te
Twitter, le sue applicazioni e l’integrazione con gli altri Social
Twitter e Wordpress.

Vi ho convinto? Bene, basta cliccare qui!
 
 
Agostino Acri

Ebook realizzato da Giorgio Taverniti del Forum GT
e promosso da Madri Internet Marketing

Guida al marketing - Lezione 1

Roigurgito

Roigurgito

1) Sei a una festa e vedi una gran figa. Ti avvicini e le dici: “io scopo da dio”.
Questo è direct marketing.

2) Sei a una festa con degli amici e vedi una gran figa. Uno dei tuoi gli si avvicina e dice:”quello lì scopa da dio”.
Questa è advertising.

3) Sei a una festa e vedi una gran figa. Le chiedi il numero di cellulare; il giorno dopo la chiami e dici: “ti volevo dire che io scopo da dio”.
Questo è telemarketing.

4) Sei a una festa e vedi una gran figa; la conosci. Ti avvicini, le rinfreschi la memoria e dici:”è passato del tempo, ma non ho dimenticato, ti ricordi di quanto io scopi da dio?”.
Questo è customer relationship management.

5) Sei a una festa e vedi una gran figa; ti alzi, ti sistemi i vestiti, ti avvicini, le versi da bere e le dici quanto buono sia il suo profumo, ammiri i suoi vestiti, le offri una sigaretta e dici: “io scopo da dio”.
Questo è public relations.

6) Sei a una festa e vedi una gran figa. Ti avvicini e le dici: “io scopo da dio” ed in più le mostri il pacco dal vivo.
Questo è merchandising.

7) Sei a una festa e vedi una gran figa. Lei si avvicina e ti dice: “ho sentito che scopi da dio”.
Questo è branding.

8) Sei a una festa e vedi una gran figa. Ti avvicini,le palpi il culo e tette e le dici: “io scopo da dio”.
Questo è survey marketing.

9) Sei a una festa e vedi una gran figa. Ti avvicini e le dici: “io scopo da dio e resisto tutta la notte”.
Questo è pubblicità ingannevole!

(trovato in rete)

community manager vs utente

Mai un community manager vincente dovrà guardare i suoi utenti dall’alto verso il basso!

brunetta1Agostino Acri

Approccio all’utente verticale

Approccio all'utente verticale

Carissimi,

oggi volevo riportare in questo articolo il tema disquisito la scorsa sera in una cena tra “addetti a lavori 2.0”!

Tra deliziosi salumi calabri bagnati da un ottimo vino toscano in attesa delle pappardelle al tartufo, salta fuori un: “ma voi, per i vostri progetti, preferite usarle o no  le chat”?

In parole povere, la domanda è “Il rapporto tra l’utente è la redazione di una community dev’ essere così personale?”

A mio avviso una domanda del genere non dovrebbe neppure essere posta. Chi la decanta, evidentemente, non ha ancora ben chiara la differenza tra “1.0! e “2.0”.

Eppure, senza la necessita di essere degli accaniti studiosi di mass media , sociologia, antropologia e web marketing, la direzione che “la rete” ha preso da tempo dovrebbe essere chiara a tutti quelli che hanno una connessione da 56k in su!

Come ben sappiamo la televisione tradizionale perde tempo di permanenza come sudore in agosto. Motivo?

· mancanza di verticalizzazione attiva (canali tematici compresi )

· mancanza di partecipazione attiva da parte dello spettatore

· possibilità di scegliere (cosa, dove quando, come e perché)

tutte queste carenze, ovviamente, sono e devono essere i punti di forza del web, in particolare del web 2.0, in particolare delle community verticali.

Chi gestisce una community verticale (community manager/redazione) non deve nella maniera più assoluta porre nessun tipo di barriera, virtuale e non, tra se e l’utente. Non dimentichiamo mai che il nostro scopo finale è quello di far diventare l’utente “creatore di contenuti”, oltre che fruitore degli stessi. Soprattutto nei primi periodi, quando la community è appena nata e deve iniziare a popolarsi, bisogna che gli utenti pionieri siano il più in target possibile con il tema della community e stabilire con questi un rapporto quotidiano fatto di scambi di idee, pareri e proposte che serviranno a migliore e perfezionare il vostro progetto in fase di lancio. Skype, msn e facebook dovranno necessarimente prendere buona parte della nostra giornata. Create degli account con il nome del vostro progetto oppure usate i vostri account personali (in base al tipo di progetto ed alla strategia di comunicazione che avete in mente) rapportandovi agli utenti (con i dovuti accorgimenti) nella stessa maniera in cui vi rapportate normalmente con gli altri componenti della vostra rubrica/chat/lista/amici. Se saremo bravi e attenti, quando la nostra community sarà popolatissima e non avremo il tempo di chattare con i vostri utenti, saranno proprio questi utenti/pionieri a fare questo lavoro per voi (esattamente come succede con gli animatori/moderatori di forum), garantendo un servizio ancora più certosino e motivante per tutti.

Se pensate che questo sia tempo perso avete perso in partenza!

Agostino Acri

Gestione del personale: Questo sconosciuto!

gestione del personaleNel bizzarro mondo del marketing, in continua evoluzione, ci sono e devono esserci delle costanti, dei punti fermi.  Uno dei più importanti (su cui il buon Kotler doveva soffermarsi un tintin di più) è la gestione del personale.

  La stragrande maggioranza degli imprenditori italiani sottovaluta (per non dire “non conosce”) il marketing e le potenzialità che questo avrebbe sui prodotti che vende(e noi qui a sbavare su social/viral/buzz e compagnia bella)   ma quasi nessuno (il quasi lo metto per ottimismo) è in grado di gestire al meglio il personale. Questa è un’imperdonabile pecca che reca più danno all’azienda, all’imprenditore e quindi al prodotto che al personale stesso.  Che gli imprenditori se lo mettano in testa.

Sull’interessante  sito PMI  ho trovato un pezzo che, leggendolo, mi ha fatto lo stesso effetto che la Bellucci faceva al pescatore che mordeva il polipo  nella pubblicità di Dolce e Gabbana! Cito testualemnte:

Solo l’imprenditore che riesce a interpretare e soddisfare le aspettative dei dipendenti riuscirà a soddisfare anche quelle dei clienti. Google, Toyota o Apple sono esempi concreti di aziende amate dai propri impegati, ambienti di lavoro dove i talenti più brillanti e le volontà più tenaci ambiscono a lavorare per sentirsi parte di un insieme riconosciuto e stimato.

Anche le piccole imprese possono creare relazioni armoniche al proprio interno seguendo lo stesso approccio: il senso di appartenenza, se sviluppato, si traduce in efficienza interna, fedeltà e desiderio di migliorare la qualità del prodotto e del proprio status professionale, producendo un’azione salutare per l’intero ecosistema economico: impresa, dipendente, mercato e clientela.

Fondamentale è la figura del leader che, con autorevolezza, riesce a far condividere le proprie scelte e mantenere coesi gli staff, coinvolgendo e motivando il personale nel processo decisionale. Raggiungere un obiettivo diverrà così sinonimo di benessere personale oltre che aziendale”.

Un saluto a Monica!

Agostino Acri

SeoPQR

seopqr-roigurgito

Sabato è stata un’otiima idea partecipare al SeoPQR tenutosi a Roma a

LA PAMPA” (a cui consiglio a tutti di andare anche solo per vedere le foto del proprietario in bacheca)!!!

Non c’erano solo gli addetti “seo” ma di tutto il ramo del web marketing in generale.  Ho consciuto  personaggi davvero interessanti tra le orecchiette con lardo di colonnata e salsiccia e la grigliata mista!  Ovviamente: visitatori unici , strategie di seo e web marketing e gossip aziendali l’hanno fatta da padrone impadronendosi almeno dell’87,6% della conversazione totale… Il restante?  “donne e conto”: due argomenti molto salati!

Qui di seguito linko la lista dei partecipanti all’evento. Pare manchi solo il buon Claudio Vaccaro nella lista anche se è stato uno dei mattatori della serata.

Un saluto particolare va a Rolando De Persio, Antonello Maresca, Alessandro Binello e Fabio Sutto con cui ho avuto il piacere di sedere al tavolo.

Alla prossima cena!

Agostino Acri

Le community verticali

Le community verticali. Roigurgito

Le community verticali. Roigurgito

 

Facendo un giro sui motori di ricerca mi sono accorto che è praticamente inesistente la voce

community verticale”. Che cos’è una community verticale?

Ve lo spiego io!

Le community verticali, anche conosciute come “vortal” o “portali verticali” vanno innanzitutto distinte dalle community generaliste, i  cui i prodotti/servizi offerti sono a un livello di specializzazione basso (es libero, yahoo, clarence).

Le community verticali, invece, si muovono su segmenti di mercato specifici, offrendo servizi e contenuti ad alto valore che servono a soddisfare appieno i bisogni di una determinata categoria di utente.

Le community verticali rappresentano un nuovo e potente mezzo di informazione, aggregazione, comunità, comunicazione e vendità di prodotti e servizi.

Internet, anche nello svogliato stivale,  sta diventando il primo referente di chiunque voglia o debba informarsi e/o confrontarsi su qualsiasi cosa ed è chiaro che gli abitanti del virtuale, da sempre intesi come nomadi confusi, stanno diventando nicchie sempre più profilate che tendono a mettere radici( ma sia chiaro: mai fedeli).

Facebook, ad esempio, fu pensato come strumento per la creazione di infinite community verticali di primo livello ed in America così è stato. In Italia, invece, come si poteva prevedere, il faccia libro è diventato lo strumento primario (battendo anche Alfonso Signorini) di gossip su amici, amici degli amici e amici degli amici degli amici, o come vetrina per i brand.

Quali sono gli strumenti che consentono ad una community verticale di ricavare ricchezza?

In primis advertising mirata, ma anche e-commerc e iniziative di co-branding e co-marketing della community con altri siti con interessi simili o complementari.

Gli elementi che contraddistinguono una community verticale e ne definiscono il business model?
La community (il  cuore)
Le collaborazioni (la mente)
L’interattività (il corpo)

In Italia,  da un paio d’anni, grazie a società pioniere come TheBlogTv, sta prendendo sempre più piede il concetto di video community, piccole grandi youtube dai video contenuti specifici (es mammenellarete).

Agostino Acri

 

Nell’era del web 2.0

Nell'era del web 2.0Nel dicembre 2006 il Time sceglieva di riservare l’ambita copertina di Person of the Year 2006 a un generico You. Quel pronome personale è divenuto simbolo di tutte le persone che, all’interno della società dell’Informazione, hanno rivoluzionato il modo di concepire e utilizzare Internet. Le dinamiche relative al Social Computing, più comunemente racchiuse sotto l’etichetta di Web 2.0, hanno decretato l’affermazione di un nuovo paradigma comunicativo caratterizzato dalla collaborazione e dalla condivisione orizzontale di informazioni e di conoscenza.

Il passaggio dalla fase precedente di Internet al suo possibile upgrade risiede principalmente nell’evoluzione di una serie di siti statici in un’innovativa dimensione collaborativa incentrata sull’utilizzo del web come piattaforma. L’era del Web 2.0 sembra dunque reggersi sul presupposto fondamentale secondo cui sono gli utilizzatori ad aggiungere valore ai servizi che il web propone. Grazie all’architettura partecipativa messa a disposizione da questa nuova generazione di applicazioni, gli utenti assumono il ruolo di co-sviluppatori facendo proprie le dinamiche dell’open source e del “beta perpetuo” (ovvero degli aggiornamenti continui dei software cosicché non esistano più distinzioni tra la versione di test e quella di produzione).

Sono gli utenti, dunque, a indirizzare lo sviluppo tecnologico secondo quelli che sono i propri desideri e le proprie esigenze. Ciò equivale a una fase matura di prosuming (producing + consuming) che permette ad ogni singolo utente di “evolversi” e trasformare, simultaneamente, il contesto in cui egli agisce, elevandosi a produttore tanto della tecnologia quanto dei contenuti che la tecnologia veicola al suo interno.

Televisione, stampa, pubblicità, cinema, radio e industria musicale si trovano ora a fare i conti con la definitiva legittimazione su scala di massa degli User Generated Content (UGC), i contenuti prodotti in maniera autonoma e creativa dagli utenti che hanno rapidamente affiancato o addirittura stravolto le tradizionali dinamiche dell’industria culturale e della distribuzione editoriale. Tale principio è a scrivibile alla progressiva proliferazione dei “Social Media” come inedite piattaforme comunicative in grado di indirizzare e favorire il passaggio dal broadcasting alle forme di comunicazione partecipative e orizzontali che la Rete propone. Una fase, pertanto, in cui si è passati dal semplice prelevamento di informazioni a nuove forme di partecipazione – “Social Networking” e “Wikinomics” – che prevedono la produzione dal basso di prodotti realizzati e distribuiti socialmente. All’interno di questo mutato scenario mediale, è la “rete” che si crea tra elementi dislocati e de localizzati a fornire il presupposto ideale per l’implementazione continua e collaborativa dei processi creativi.

Quello che segue può essere considerato un Decalogo del Web 2.0:

1. Il Web è una piattaforma. Dai software installati sul pc degli utenti si arriva ai software-servizi accessibili online. Dati e software che li analizzano sono tutti online, non più scorporati.

2. Il Web è funzionalità. Si compie la transizione dei siti web da silos di informazioni a fonti di contenuto e servizi.

3. Il Web è semplice. Si facilita l’accesso e l’utilizzo dei servizi web anche da parte degli “earlyadopter” utilizzando interfacce utente leggere e basate, per esempio, su AJAX ma ricche,interattive e facili da usare (user friendly).

4. Il Web è leggero. I modelli di sviluppo, i processi e i modelli di business diventano leggeri. Laleggerezza è connotata dalla condivisione di contenuti e servizi e abilitata dall’implementazione dielementi modulari intuitivi e di facile utilizzo.

5. Il Web è sociale. Le persone fanno il Web, “popolano il Web”, socializzando e spostando via viamaggiori componenti dalla vita fisica a quella online.

6. Il Web è flusso. Viene data fiducia agli utenti come co-sviluppatori e si accetta di vivere unacondizione di “beta perpetuo”, che sancisce la morte del ciclo di adozione del software.

7. Il Web è flessibile. Il software si colloca a un livello superiore rispetto al singolo dispositivo(device) per fare leva sul potere della Long Tail attraverso il customer self-service e sulla gestionedi dati algoritmici per raggiungere l’intero Web: le periferie e non solo il centro, la coda lunga enon solo la testa.

8. Il Web è mixabile. La diffusione di codici per modificare le applicazioni web (come fa, per esempio, Google con il suo Google Maps) permette a tanti smaliziati individui, non necessariamente professionisti dell’informatica, di mixare un’applicazione con un’altra per ottenerne una terza. È questa la potenza del Web 2.0, una catena senza fine di incroci (in gergo,mashup).

Tratto da Di Bari, V., a cura di, 2007, Web 2.0. I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare lenuove sfide, Il Sole 24 ORE, Milano.