Di spalle conduco io
Non c’ho testa per l’amore oggi. Né ieri, a dire la verità. Né domani. C’è già quell’inappagato desiderio di tenerezza a crucciarmi. E mi basta. Il mio amore lo spendo tutto così: a volere quel qualcosa che nemmeno io so bene descrivere, quella sensazione che l’uomo che amo non può e non vuole darmi. Ma sono fatti miei per cui tu non ne devi sapere nulla. Adesso è di te e me che stiamo parlando. Di quello che vuoi e di quello che puoi darmi. Si tratta di mero scambio. Ma lo saprai poi davvero cos’è che vuoi? Forse sì. Voglio essere buona. Voglio crederti deciso. Ti prego però: non essere banale. La banalità no, mi disgusta.
Ritieniti fortutato perché non hai fatto la mossa più insulsa. Per tua fortuna non ti sei chinato a farmi delle proposte oscene nell’orecchio. Ci avrebbero visto tutti. Sarebbe stato più vergognoso per te che per me. Io mi sarei semplicemente scostata. Avrei allontanato la testa e tutti si sarebbero accorti di questo plateale atto di goffaggine. Dunque deciso e fortunato lo sei, per il momento. Cosa ti manca? Io direi una sana dose di creatività. È che non sai i piaceri che la carne può darti. Non li conosci tutti. Se sei così pigro da riperterti sempre e comunque… beh, mi dispiace ma non imparerai mai. Adesso lo so cosa vuoi. Vuoi la mia nudità. Vuoi vedermi senza vestiti. Lo posso intuire dalle occhiate che mi stai lanciando ad altezza busto. Nonostante tu il mio seno non l’abbia mai visto, sai già che ti piacerà. Bah! Totalmente ridicolo: apprezzare senza provare. Non si è mai sentita peggior ruffianeria. Io voglio che tu possa tastare ed esperire, saggiare e provare, ma solo quello che dico io e come dico io.
Se ti chiedessi di seguirmi, lo faresti? Non ho bisogno di un talamo col baldacchino per prendermi ciò che desidero adesso. Vieni di là, nell’altra stanza. E’ abbastanza buia e silenzionsa. Sii buono, fatti portare per mano sin dove voglio arrivare. Devi solo seguirmi: sono pochi passi. Lì potrò darti maggiore libertà. Non mi denuderò per te, o almeno non completamente. Potrai afferrarmi, anche forte ma non subito. Prima lascia che io possa sfilarmi gli slip e tirarmi su questa gonna stretta. Solo a quel punto potrai farti avanti.
Ti prego di non usare le mani. Non mi importa se le hai lavate poco fa oppure no. Lasciamo stare. Se vuoi, al massimo puoi metterle sulle mie cosce. Oggi mi va così. Se non ti va, non spogliarti. Anzi meglio: rimani vestito. Odio il rumore della fibia metallica che scampana, così come lo strusciarsi dei vestiti ruvidi sulla mia pelle. Non ho bisogno di essere penetrata, nel senso più letterale del termine. Se ti sta bene per il momento mi concederò solo alla tua bocca. Ma molto lentamente. Devi lasciare che sia io a condurre il gioco. Devi farti guidare dalla belva, prima, se vuoi tentare di addomesticarla, dopo. Stringimi le natiche adesso, stringimi forte. Ma lasciami libera di girarmi. Voglio darti la schiena. Non lo faccio per evitare di fissarti negli occhi. Anzi questo sarebbe per me fonte di grande soddisfazione. Vederti schiavo dei miei voleri non ti nascondo che mi darebbe un senso di fiero comando. Mi giro per darti un po’ più di corda, per stare più comoda. Comunque ti porterò dove voglio. Adesso ho solo il desiderio di sentire le tue labbra calde che corrono su e già per il mio sedere. I miei fianchi sono l’unico limite che ti pongo. Anzi ti do un consiglio, e fanne tesoro: oggi la battaglia potrai vincerla solo su quel campo. Sono i fianchi l’unico territorio su cui potrai cantar vittoria.
Ma fa’ in fretta. Hai pochi minuti per mostrarmi che vali qualcosa. Domani chissà. Usciamo presto da questo piccolo antro. Non voglio che qualcuno ci scopra. Dovrà essere solo io e te, se davvero vuoi che continui.
Il racconto è stato pubblicato sotto licenza creative commons















