Le community verticali

Le community verticali. Roigurgito

Le community verticali. Roigurgito

 

Facendo un giro sui motori di ricerca mi sono accorto che è praticamente inesistente la voce

community verticale”. Che cos’è una community verticale?

Ve lo spiego io!

Le community verticali, anche conosciute come “vortal” o “portali verticali” vanno innanzitutto distinte dalle community generaliste, i  cui i prodotti/servizi offerti sono a un livello di specializzazione basso (es libero, yahoo, clarence).

Le community verticali, invece, si muovono su segmenti di mercato specifici, offrendo servizi e contenuti ad alto valore che servono a soddisfare appieno i bisogni di una determinata categoria di utente.

Le community verticali rappresentano un nuovo e potente mezzo di informazione, aggregazione, comunità, comunicazione e vendità di prodotti e servizi.

Internet, anche nello svogliato stivale,  sta diventando il primo referente di chiunque voglia o debba informarsi e/o confrontarsi su qualsiasi cosa ed è chiaro che gli abitanti del virtuale, da sempre intesi come nomadi confusi, stanno diventando nicchie sempre più profilate che tendono a mettere radici( ma sia chiaro: mai fedeli).

Facebook, ad esempio, fu pensato come strumento per la creazione di infinite community verticali di primo livello ed in America così è stato. In Italia, invece, come si poteva prevedere, il faccia libro è diventato lo strumento primario (battendo anche Alfonso Signorini) di gossip su amici, amici degli amici e amici degli amici degli amici, o come vetrina per i brand.

Quali sono gli strumenti che consentono ad una community verticale di ricavare ricchezza?

In primis advertising mirata, ma anche e-commerc e iniziative di co-branding e co-marketing della community con altri siti con interessi simili o complementari.

Gli elementi che contraddistinguono una community verticale e ne definiscono il business model?
La community (il  cuore)
Le collaborazioni (la mente)
L’interattività (il corpo)

In Italia,  da un paio d’anni, grazie a società pioniere come TheBlogTv, sta prendendo sempre più piede il concetto di video community, piccole grandi youtube dai video contenuti specifici (es mammenellarete).

Agostino Acri

 

Il volto dell’Orgasmo

Il volto dell'orgasmo

Uno degli errori più gravi e ripetuti dell’essere umano è quello di confondere il significato delle parole e quindi della loro dimensione temporale.

Da questo catulliano scambio semantico nascono i cosiddetti “conflitti interni”.

Uno dei classici esempi è quello: felicità/serenità.  Tutti almeno una volta abbiamo detto “vorrei essere una persona felice”errore! La serenità è uno status che può avere una durata, più o meno lunga, la felicità no. La felicità è un effetto derivato da alcune cause di cui noi siamo protagonisti o antagonisti o, in alcuni casi, spettatori.

La felicità è una sensazione fulminea che cessa nello stesso istante in cui viene riconosciuta.

Esempi di felicità:
•    Per un neonato: la prima volta che succhia il latte dal seno della madre
•    Per un masochista: ascoltare il “dlin dlon” di porta a porta
•    Per tutto il resto del mondo, compreso il 67,8% dei sacerdoti: L’orgasmo!
L’orgasmo è felicità. Essendo, come prima si diceva, una scossa di irrisoria durata, tranne per chi pratica il tantra, abbiamo mai avuto modo di vedere le nostre facce durante l’attimo felice? Si, insomma, durante l’orgasmo?
Nasce, a questo scopo, oltre che ha quello economico, la video community: beautiful agony.

ATTENZIONE: non è un sito porno!
Tutte le persone non timide e che non hanno problemi a farsi riconoscere possono pubblicare il video (sono ammesse solo inquadrature del viso) della loro sequenza d’orgasmo!

Ad incentivare questa bizzarra idea vi è l’aspetto economico: 200 dollari per ogni video che viene caricato! Per poter vedere tutti i video bisogna registrarsi al sito, ma potete gustarvi qualche trailer omaggio. Ovviamente il sito spopola di curiosi. Gli inventori dicono: “Il sito ammette: “Non sappiamo cosa stanno facendo, sappiamo solo che è reale ed è sexy as hell (sexy come l’inferno)”.
ROIgurgito vi offre un video, tanto per rendere l’idea!

Immagine anteprima YouTube

Lo so, lo so, non era un video di quelli del sito recensito, non ho resistito!

Agostino Acri

Di spalle conduco io

ROIgurgito- Di spalle conduco io
Lo so cosa pensi. Non è mica la prima volta che un uomo mi guarda così. Non sono nata ieri. Lo capirebbe chiunque che mi desideri. Te lo si legge in faccia. Quel pizzico di imbarazzo oggi ti è sparito dalle guance in meno di 60 secondi. E non so nemmeno il perché. Perché proprio oggi? Sono due settimane che passi ogni secondo di pausa dalla tua routine lavorativa a ronzarmi intorno. É palese che mi hai puntanto. É chiaro ed evidente, che mi hai messo gli occhi addosso. In tutti i sensi. Oggi anche in senso letterale. Mi stai fissando sfrontatamente negli occhi da diversi minuti. E allora? Cosa vuoi che dica o che faccia? Non te la darò vinta facilmente. E non prenderla come una sfida. Non c’è nulla di sessista, o di altezzoso. La mia è solo una richiesta: semplice e legittima. Io voglio godere. D’altronde il sesso questo è: piacere nudo e crudo. Che poi, noi umani, ci divertiamo a condire come più ci aggrada. E io oggi voglio un po’ di sesso a modo mio, se sesso deve essere. Perché di amore non ne parliamo proprio.
Non c’ho testa per l’amore oggi. Né ieri, a dire la verità. Né domani. C’è già quell’inappagato desiderio di tenerezza a crucciarmi. E mi basta. Il mio amore lo spendo tutto così: a volere quel qualcosa che nemmeno io so bene descrivere, quella sensazione che l’uomo che amo non può e non vuole darmi. Ma sono fatti miei per cui tu non ne devi sapere nulla. Adesso è di te e me che stiamo parlando. Di quello che vuoi e di quello che puoi darmi. Si tratta di mero scambio. Ma lo saprai poi davvero cos’è che vuoi? Forse sì. Voglio essere buona. Voglio crederti deciso. Ti prego però: non essere banale. La banalità no, mi disgusta.
Ritieniti fortutato perché non hai fatto la mossa più insulsa. Per tua fortuna non ti sei chinato a farmi delle proposte oscene nell’orecchio. Ci avrebbero visto tutti. Sarebbe stato più vergognoso per te che per me. Io mi sarei semplicemente scostata. Avrei allontanato la testa e tutti si sarebbero accorti di questo plateale atto di goffaggine. Dunque deciso e fortunato lo sei, per il momento. Cosa ti manca? Io direi una sana dose di creatività. È che non sai i piaceri che la carne può darti. Non li conosci tutti. Se sei così pigro da riperterti sempre e comunque… beh, mi dispiace ma non imparerai mai. Adesso lo so cosa vuoi. Vuoi la mia nudità. Vuoi vedermi senza vestiti. Lo posso intuire dalle occhiate che mi stai lanciando ad altezza busto. Nonostante tu il mio seno non l’abbia mai visto, sai già che ti piacerà. Bah! Totalmente ridicolo: apprezzare senza provare. Non si è mai sentita peggior ruffianeria. Io voglio che tu possa tastare ed esperire, saggiare e provare, ma solo quello che dico io e come dico io.
Se ti chiedessi di seguirmi, lo faresti? Non ho bisogno di un talamo col baldacchino per prendermi ciò che desidero adesso. Vieni di là, nell’altra stanza. E’ abbastanza buia e silenzionsa. Sii buono, fatti portare per mano sin dove voglio arrivare. Devi solo seguirmi: sono pochi passi. Lì potrò darti maggiore libertà. Non mi denuderò per te, o almeno non completamente. Potrai afferrarmi, anche forte ma non subito. Prima lascia che io possa sfilarmi gli slip e tirarmi su questa gonna stretta. Solo a quel punto potrai farti avanti.
Ti prego di non usare le mani. Non mi importa se le hai lavate poco fa oppure no. Lasciamo stare. Se vuoi, al massimo puoi metterle sulle mie cosce. Oggi mi va così. Se non ti va, non spogliarti. Anzi meglio: rimani vestito. Odio il rumore della fibia metallica che scampana, così come lo strusciarsi dei vestiti ruvidi sulla mia pelle. Non ho bisogno di essere penetrata, nel senso più letterale del termine. Se ti sta bene per il momento mi concederò solo alla tua bocca. Ma molto lentamente. Devi lasciare che sia io a condurre il gioco. Devi farti guidare dalla belva, prima, se vuoi tentare di addomesticarla, dopo. Stringimi le natiche adesso, stringimi forte. Ma lasciami libera di girarmi. Voglio darti la schiena. Non lo faccio per evitare di fissarti negli occhi. Anzi questo sarebbe per me fonte di grande soddisfazione. Vederti schiavo dei miei voleri non ti nascondo che mi darebbe un senso di fiero comando. Mi giro per darti un po’ più di corda, per stare più comoda. Comunque ti porterò dove voglio. Adesso ho solo il desiderio di sentire le tue labbra calde che corrono su e già per il mio sedere. I miei fianchi sono l’unico limite che ti pongo. Anzi ti do un consiglio, e fanne tesoro: oggi la battaglia potrai vincerla solo su quel campo. Sono i fianchi l’unico territorio su cui potrai cantar vittoria.
Ma fa’ in fretta. Hai pochi minuti per mostrarmi che vali qualcosa. Domani chissà. Usciamo presto da questo piccolo antro. Non voglio che qualcuno ci scopra. Dovrà essere solo io e te, se davvero vuoi che continui.

Scritto Dall’amico smeerch.

Il racconto è stato pubblicato sotto licenza creative commons

Salvati adesso

salvati-adesso

Ciao Sofia,
ciò che leggo è difficile. Difficile da capire per me. Provo ad essere te e lui. Provo a spingere al massimo e a fondo il bottone dell’empatia. Sento di cose offuscate. In lui di più. Sento di dolori che ho provato e parole che anche io ho scritto. Leggo in lui anche parole che non scriverei, che non ho scritto mai ad una persona. Anche se avessi voluto allontanarla.

E’ questo quello che vuole. Forse. Il motivo per il quale vuole farlo è oscuro. Perché lui adesso è sull’orlo. Ricorda questa frase: “Chi sta annegando si aggrappa anche alla cresta dell’onda”. E la sua onda è alta. Lui prova a salire, nuotare forte per tenersi a galla. Le persone che gli galleggiano attorno sono ostacoli per il raggiungimento dell’aria. Ha gli occhi pieni di acqua e salsedine.

E’ una situazione difficile. E quando arriverà a repsirare sentirà bruciare i polmoni. Tu, Sofia, non riuscirai a trasformare il fuoco in soffice miele. Non se lui non lo vorrà. Io non capisco se dice la verità oppure se esagera quello che sente per metterti paura. E se lo fa per metterti paura, non capisco perché. Se non ti ama e vuole allontanarti, oppure se ti ama e ti allontana ugualmente… Read more

Una vita 2.0

Vita 2.0Botte e risposte, domande frapposte tra richieste e proposte.
Sono sempre le stesse poi, basterebbero una manciata di faq per capire che in realtà è tutto un fake
Invece no.
Pagine e pagine di articoli shock per poi chiedere pietosamente all’amico/vicino:” che me lo fai un commento?”
E’ un ambiente durissimo, basta un niente, una tag sbagliata e ti ritrovi fuori da Google analytics, dal giro che conta … e allora mettiamo “sexy” tra le parole chiave, chi se ne frega se abbiamo  parlato della sagra della porchetta!
La credibilità è tutto in questo ambiente. Se perdi l’authority è la fine. Puoi dire addio alle “newsletter “che t’invitano alle maga feste di technorati ,puoi dire addio ai salotti buoni.
Devi essere preparato per restare in cima, devi viaggiare. Ricordo ancora l’attesa snervante prima che Blogbabel mi accettasse nel suo team. Blog Babel fu il primo farsi un dominio ed è ancora uno che conta…
Se resti attaccato alle tue radici, se non hai lo spirito d’avventura che ti scorre nelle vene, beh, allora sei spacciato … conosco blogger che non si sono mai mossi da BlogItalia!
A volte li invidio, quelli che sono rimasti nel loro sito statico. La carriera non è poi tutto.
Ricordo ancora i vecchi tempi, quando per un pentium 2 avremmo venduto l’anima al diavolo.
Era un’esistenza più semplice, più felice. Mi mancano i sabato sera nella vecchia video community.
Stella 73 non la vedo da un sacco di link … avrei voglia di farle un trillo ma è passato troppo tempo …
Non so nemmeno se è rimasta su MSN o se poi è partita per Skype, dove aveva sempre voluto chattare.
Che casino in questi megabyte: il moderatore è in malattia e mi ritrovo il blog sotto sopra.
Se sapesse che prendilanelmodem sono io mi libererebbe di sicuro la scimmia!
Nessuno è perfetto, abbiamo tutti i nostri spam nell’armadio.
Restodirado è andato ad embeddarsi su youtube per festeggiare il suo nuovo wordpress da 350 brogroll: un vero gioiello.
Volevo brindare con lui ma sono troppo stanco, ho i nervi in download
Mi fumerò il solito report e poi me ne andrò a dormire sul myspace.
Domattina dovrò essere al meglio. Una conference call molto importante mi attende. Un affare da dieci milioni di giga. Ricordo ancora quando a theblogtv eravamo 4 nik… e guarda adesso dove siamo arrivati!
Quel saccente di Google ieri mi ha detto che la fusione riesce, sale sul backend ed urla “Yahoo” davanti a tutti gli utenti.
Il suo ottimismo mi fa girare le password! Ne ho le task piene dei suoi comportamenti … Un vero internauta dovrebbe sempre controllare le sue emoticon!

Perdonati i miei sfoghi, stasera avevo proprio bisogno di postare con qualcuno. Anche noi blogger abbiamo un myblog ,infondo. Anche in una vita 2.0 c’è il sempre il momento in cui bisogna fare i conti con il proprio “io?”, con le proprie dailymotion.

Agostino Acri

Vasco il comunicatore

Vasco il comunicatore

L’11 maggio 2005 Vasco Rossi ha ricevuto una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione dalla Università Iulm di Milano.

L’opinione pubblica si divise tra i conservatori basiti e i progressisti entusiasti.

L’errore è sempre lo stesso, non distinguere l’artista dall’uomo, non distinguere il messaggio dal messaggero, non distinguere il messaggero dai destinatari.

L’artista non ha niente di umano. E’ energia primordiale racchiusa nella prigione di un corpo che viene devastato dalle vampate di ciò che noi chiamiamo creatività.

La carne non regge. La ragione si esaurisce al dolore dei lutti dell’anima. Lo vedi, nel caso di Vasco, da come stringe le mani sul microfono quasi posandoci il capo, come a dire “adesso mi faccio forza e ve lo dico, che cazzo m’importa ormai”. Lo vedi da quegli occhi chiari da cui traspare la penombra del non ritorno che si porta nello sguardo. Lo senti da quella voce che ti graffia il passato costringendoti a un rosso di palpebre. Testi non eccessivamente elaborati si potrebbe pensare a primo ascolto. La seconda volta che ci poggi l’orecchio sopra capisci che quelle parole sono state scritte con inchiostro misto sangue.

Questa è l’arte del comunicare. Coinvolgere nel tempo una massa non catalogabile secondo i parametri commerciali di oggi, ovvero: sesso, età, professione, città, ma secondo il parametro dell’emotività pura, quella che vince la ragione e la precarietà della “moda del momento”.

 Vasco Rossi è un esempio di brand che da trent’anni non perde un colpo.  Lode a Vasco!

Agostino Acri

Ecco un esempio.

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Nell’era del web 2.0

Nell'era del web 2.0Nel dicembre 2006 il Time sceglieva di riservare l’ambita copertina di Person of the Year 2006 a un generico You. Quel pronome personale è divenuto simbolo di tutte le persone che, all’interno della società dell’Informazione, hanno rivoluzionato il modo di concepire e utilizzare Internet. Le dinamiche relative al Social Computing, più comunemente racchiuse sotto l’etichetta di Web 2.0, hanno decretato l’affermazione di un nuovo paradigma comunicativo caratterizzato dalla collaborazione e dalla condivisione orizzontale di informazioni e di conoscenza.

Il passaggio dalla fase precedente di Internet al suo possibile upgrade risiede principalmente nell’evoluzione di una serie di siti statici in un’innovativa dimensione collaborativa incentrata sull’utilizzo del web come piattaforma. L’era del Web 2.0 sembra dunque reggersi sul presupposto fondamentale secondo cui sono gli utilizzatori ad aggiungere valore ai servizi che il web propone. Grazie all’architettura partecipativa messa a disposizione da questa nuova generazione di applicazioni, gli utenti assumono il ruolo di co-sviluppatori facendo proprie le dinamiche dell’open source e del “beta perpetuo” (ovvero degli aggiornamenti continui dei software cosicché non esistano più distinzioni tra la versione di test e quella di produzione).

Sono gli utenti, dunque, a indirizzare lo sviluppo tecnologico secondo quelli che sono i propri desideri e le proprie esigenze. Ciò equivale a una fase matura di prosuming (producing + consuming) che permette ad ogni singolo utente di “evolversi” e trasformare, simultaneamente, il contesto in cui egli agisce, elevandosi a produttore tanto della tecnologia quanto dei contenuti che la tecnologia veicola al suo interno.

Televisione, stampa, pubblicità, cinema, radio e industria musicale si trovano ora a fare i conti con la definitiva legittimazione su scala di massa degli User Generated Content (UGC), i contenuti prodotti in maniera autonoma e creativa dagli utenti che hanno rapidamente affiancato o addirittura stravolto le tradizionali dinamiche dell’industria culturale e della distribuzione editoriale. Tale principio è a scrivibile alla progressiva proliferazione dei “Social Media” come inedite piattaforme comunicative in grado di indirizzare e favorire il passaggio dal broadcasting alle forme di comunicazione partecipative e orizzontali che la Rete propone. Una fase, pertanto, in cui si è passati dal semplice prelevamento di informazioni a nuove forme di partecipazione – “Social Networking” e “Wikinomics” – che prevedono la produzione dal basso di prodotti realizzati e distribuiti socialmente. All’interno di questo mutato scenario mediale, è la “rete” che si crea tra elementi dislocati e de localizzati a fornire il presupposto ideale per l’implementazione continua e collaborativa dei processi creativi.

Quello che segue può essere considerato un Decalogo del Web 2.0:

1. Il Web è una piattaforma. Dai software installati sul pc degli utenti si arriva ai software-servizi accessibili online. Dati e software che li analizzano sono tutti online, non più scorporati.

2. Il Web è funzionalità. Si compie la transizione dei siti web da silos di informazioni a fonti di contenuto e servizi.

3. Il Web è semplice. Si facilita l’accesso e l’utilizzo dei servizi web anche da parte degli “earlyadopter” utilizzando interfacce utente leggere e basate, per esempio, su AJAX ma ricche,interattive e facili da usare (user friendly).

4. Il Web è leggero. I modelli di sviluppo, i processi e i modelli di business diventano leggeri. Laleggerezza è connotata dalla condivisione di contenuti e servizi e abilitata dall’implementazione dielementi modulari intuitivi e di facile utilizzo.

5. Il Web è sociale. Le persone fanno il Web, “popolano il Web”, socializzando e spostando via viamaggiori componenti dalla vita fisica a quella online.

6. Il Web è flusso. Viene data fiducia agli utenti come co-sviluppatori e si accetta di vivere unacondizione di “beta perpetuo”, che sancisce la morte del ciclo di adozione del software.

7. Il Web è flessibile. Il software si colloca a un livello superiore rispetto al singolo dispositivo(device) per fare leva sul potere della Long Tail attraverso il customer self-service e sulla gestionedi dati algoritmici per raggiungere l’intero Web: le periferie e non solo il centro, la coda lunga enon solo la testa.

8. Il Web è mixabile. La diffusione di codici per modificare le applicazioni web (come fa, per esempio, Google con il suo Google Maps) permette a tanti smaliziati individui, non necessariamente professionisti dell’informatica, di mixare un’applicazione con un’altra per ottenerne una terza. È questa la potenza del Web 2.0, una catena senza fine di incroci (in gergo,mashup).

Tratto da Di Bari, V., a cura di, 2007, Web 2.0. I consigli dei principali esperti italiani e internazionali per affrontare lenuove sfide, Il Sole 24 ORE, Milano.